martes, 16 de agosto de 2022

OPERA NOVA di Achille Marozzo - RECENSIONE

 
Achille Marozzo, figlio di Lodovico Marozzo, nacque a Bologna nel 1484 da una famiglia originaria di San Giovanni in Persiceto (BO), trasferitasi nel capoluogo un secolo prima (1385). Apprese il mestiere delle armi dal maestro di scherma Guido Antonio de Luca, presso il quale studiarono nel medesimo periodo due famosi capitani di ventura dell’epoca: Giovanni dalle Bande Nere e il conte Guido II Rangoni. 
Messosi in proprio, Marozzo aprì una scuola di scherma presso i locali ottenuti in enfieteusi dai frati benedettini dell’Abbadiz, ex Chiesa dei Santi Naborre e Felice (attuale Centro Militare di Medicina Legale), lungo il Canale di Reno (oggi Via Riva di Reno nel Quartiere Porto). In tarda età, il maestro Marozzo scrisse un trattato di scherma intitolato Opera Nova Chiamata Duello, O Vero Fiore dell’Armi di Singulari Abattimenti Offensivi & Diffensive, dato alla stampa nel 1536 a Modena e dedicato al conte Rangoni. 
Achille Marozzo con questo libro cerca di mettere insieme gli insegnamenti delle diverse armi conosciute fino a questo momento, il XVI secolo. Il libro è diviso in cinque libri:  
Libro Primo: dove si possono incontrare degli istruzioni affinché il maestro possa insegnare la sua arte, di come si devono comportare maestri e allievi e i primi principi del maneggio della spada e il brocchiero. 
Libro Secondo: si insegna come lottare con le arme di filo, cioè: spada e pugnale, spada e cappa, una spada in ogni mano, spada e brocchiero, spada sola, spada e rotella, spada e targa, tirare contro un mancino, tirare contro arme innastate, modo in cui debbe uno da piede contra a uno a cavallo 
Libro Terzo: il quale tratta dell’arte della spada a due mani. 
Libro Quarto: il quale tratta dell’armi inhastate: partesana e rotella, partesana solo corpo a corpo, pica o lanciotto, spiedo, ronca o alabarda. 
Libro Quinto: le battaglie singolari, le prese. 

In tutto 273 capitoli.

Si deve capire che in un tempo in cui la lingua italiana si sta ancora svolgendo, in cui le virgole e altri punti (esclamative, interrogativi, punto seguito etc) non si sono ancora svilupatti, molte volte si chiamava capitolo a un intero paragrafo senza una divisione interna tanto precisa come quella che utilizziamo oggi.  
Si mostra perfettamente il linguaggio ancora non definitivo della lingua. Hora, invece di Ora, sappi, essendo (con la s lunga che a volte si confonde con la f), la u con la funzione di v, uuoi, che si deve leggere vuoi, e anche l’uso di & invece dela congiunzione e.
Inoltre, la parola libro non si intendeva come oggi, un volumen con la sua copertina, bensì una parte di un volume, a tema unico, cioè il libro primo parla su istruzioni generali e poi il secondo di armi di filo. Due temi, due libri, ma all’interno dello stesso volume. 
Certo un libro difficile da leggere ma interessante per quanto riguarda l’argomento e l’inmane compito di Marozzo che, uomo rinascimentale, vuole mostrare la sua sapienza sull’arte delle armi a chi abbia la voglia di imparare. E lo fai di maniera certosina, alcuni dei maestri della stessa epoca cercavano di studiare un’arma oppure uno style concreto ma Marozzo quello che fai è procurare un’educazione più ampia dei suoi allievi, l’uomo che sa di tutto e che può uscire da una situazione di pericolo. 
Di fatto Marozzo intitola il libro in questa maniera: 

el cui titolo OPERA NOVA chiamata DUELLO, overo Fiore dell’armi, dei singulari abbatimenti offensivi & diffensivi, composta per ACHILLE MAROZZO, gladiatore bolognese 

Per Marozzo le arme sono importanti, certo, ma anche l’atteggiamento della persona che ne ha una in mano. All’inizio della prima parte del libro ci sono delle regole per allievi e maestri, che lui considera così importanti che è la prima cosa che scrive: come si deve insegnare a una persona che vuole imparare l’arte della scherma, cosa deve fare e non fare un allievo, chi ha veramente un carattere idoneo per maneggiare un’arma e chi non deve. Prima di insegnare agli allievi a usare qualsiasi arma si deve insegnare l’atteggiamento corretto con i suoi simili, una specie di onorabilità verso il nemico. 

… Onde talvolta nel parlare, o nell’operate dell’armi per ignoranza, e non per malitia mancano. E vedendo alcuni di questi errori molto siate occorrere, per volere questi transgressi evitare, più per pietà, & amore, che alla virtù loro io porto, che da gloria alcuna spinto, & incitato, io mi sono amorevolmente mosso con l’ingegno & arte mia, eccitando per advertire questi tali & audaci combattitori accioché giustificatamente habbino a pigliar l’armi 

Perché é interessante leggere questa opera di Marozzo? Perché in questa maniera, siano scrittori di romanzi storici siano persone che vogliono approfondire in un argomento tanto speciale come quello delle armi in epoche antiche, siano persone incuriosite per la maniera antica di lottare, in Marozzo hanno una risorsa molto valiosa per capire non solo una maniera di maneggiare la spada molto diversa a quella della scherma sportiva che conosciamo, ma anche la mentalità di chi prendeva una spada e perché lo faceva in una epoca così convulsa come la Rinascementale.  
Il libro di Marozzo no è solo un volume dove si impara a maneggiare le armi, è anche un libro dove si impara l’atteggiamento corretto di un cavaliere del suo tempo. Dietro Marozzo c’è una filosofia della lotta che non appare in altri maestri. L’importanza di Marozzo, del suo libro OPERA NOVA, è palese: qualsiasi persona interessata nella maniera di combattere e di pensare di un cavaliere del Rinacimento, deve leggerlo. 
A me, che piacciono da morire i romanzi storici, a volte mi sento confusa per le scelte che fanno alcuni autori delle armi e del modo di maneggiare le stesse i loro personaggi. Può darsi che molti di questi autori abbiano documentato le sue descrizioni, ma altri non hanno approfondito in questo argomento. Lo so, un profano non deve sapere di tutto, ma uno scrittore di romanzi storici, al mio avviso, deve essere il più preciso possibile. Questo libro di Marozzo diventa una risorsa molto valiosa in questo senso e, anche se non utilizzino i termini di Marozzo come cinghiale porta di ferro, guardia di testa, guardia di croce, per nominare soltanto alcuni nomi di guardia che ho recordato giusto mentre scrivo questa recensione, questo libro servirà per conoscere l’epoca e capire cosa significava essere un guerriero in un tempo tanto lontano da noi.


domingo, 14 de agosto de 2022

LE OMBRE - Segreti del Passato di María Acosta - BOOKTRAILER

 

Anni 80, Madrid. Durante i festeggiamenti della notte di San Giovanni quattro amici (Luís, Sofía, Ricardo e Teresa), studenti universitari, scoprono un`ombra dipinta sulla parete di un edificio nel quartiere Chueca. Sembra un uomo attaccato al muro. Ricardo pensa bene di avvicinarsi e, mentre lo fa, esprime il desiderio di trovarsi a La Coruña. Nello stesso momento il ragazzo sparisce. Spie, mendicanti, scienziati, alchimisti, nobili del Rinascimento italiano, l`Inquisizione, i gesuiti e qualche abitante di Venezia si incrociano in un`avventura poliziesca con pennellate di fantasia, dove delle ombre magiche faranno da filo conduttore della trama.


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MEDIDAS DESESPERADAS - Morte no parque de María Acosta - BOOKTRAILER

 

A tranquilidadde da cidade de Coruña verase alterada outra vez por unha muller morta atopada nos arredores do Parque de Santa Margarita. 
Unha nova aventura de Carme Barbeito e Pablo Armengol, a parella de detectives privados do libro PATACAS E MÁIS PATACAS (O misterio da Casa Grande). Unha estrafalaria asociación de mulleres, roubos de obras de arte no rural galego, o centro da cidade como escenario das suas aventuras. 
Unha historia trepidante e sorprendente onde se une a descripción de dúas das realidades que afectan máis a sociedade galega, e non solo a ela: a violencia dentro do fogar e o roubo do patrimonio galego con total impunidade.



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viernes, 15 de julio de 2022

LA CITTÀ DELLE STREGHE di Luca Buggio - RECENSIONE

 
Luca Buggio, torinese, laureato in ingegneria è anche attore, regista e attore teatrale. Ha esordito nel 2009 con La danza delle Marionette. L’autore racconta: “mentre ascoltavo una conferenza sull’assedio di Torino, mettendo insieme idee e pensieri che mi ronzavano per la testa da un po’ di tempo, nel 2006 ho iniziato a documentarmi e a scrivere”.  
Così è nata la trilogia sull’Assedio di Torino la cui prima parte è il libro LA CITTÀ DELLE STREGHE (La Corte Editore, Torino, settembre 2017). 
Il libro è diviso in sette parti e un epilogo: 
―Prima parte = il libro comincia con una data importante per la storia europea dell’epoca: 25 aprile 1686, nel pieno della repressione dei valdesi della Val Chisone, per volontà del Re Sole che li considerava eretici. Nel romanzo di Luca Buggio questa stessa data è scelta per far conoscere alcuni personaggi importanti di questa storia: Gustín, un ragazzo di 14 anni che è chiuso in carcere, il suo futuro benefattore, il conte Gropello, e una contadina valdese, Bertina, che diventerà la mamma dell’altra protagonista del romanzo, Laura.  
― Seconda parte = siamo nell’anno 1703, 17 anni dopo gli eventi del prologo. Laura e la sua famiglia si preparano a partire da Nizza per andare a Torino. La ragione di questo viaggio è la guerra tra il Ducato di Savoia, a cui Nizza appartiene, e la Francia. In questa parte l’autore ci presenta altri personaggi principali del romanzo attraverso un lungo e faticoso viaggio fino a Torino; per la precisione, fino a Borgo Dora, nei sobborghi della città.  
― Terza parte = Gustín e il conte Gropello si recano ad Avigliana, per incontrare i capi delle bande dei briganti che si nascondono in val di Susa. Alla fine delle importanti trattative si verifica la prima morte sospetta, quella di un capo brigante favorevole agli accordi proposti, su cui il conte chiede a Gustìn di fare indagini.  
― Quarta parte = ottobre 1703. L’omicidio di un uomo nei vicoli di Torino fa scoprire al lettore la leggenda dell’Uomo del Crocicchio (così i torinesi di Borgo Dora chiamano il Diavolo). Mentre ad Avigliana Gustìn scopre l’esistenza di riti pagani, a Torino Laura deve fare fronte alla malattia del suo patrigno, Fioreste.  
― Quinta parte = 13 novembre 1703. Questa parte è quella centrale del romanzo ed è molto lunga, in cui si svolgono le trame e i rapporti tra i personaggi presentati nelle parti precedenti. Mentre Laura e la sua famiglia fanno fronte alle difficoltà di tutti i giorni, ad Avigliana Gustìn si trova a dare la caccia alla Vipera, una donna in odore di stregoneria e ritenuta responsabile dell’omicidio del capo brigante. Le trame di Laura e Gustìn vanno avanti mentre lo stesso succede, in sottofondo, a quella storica, con la guerra che investirà Torino nel famoso assedio del 1706 ormai sempre più vicina.  
―Sesta Parte = Gli omicidi a Torino continuano, sempre più crudeli ed efferati, e Gustìn dà la caccia a quello che ormai molti chiamano l’Assassino del Coltello.  
― Settima parte = 10 aprile 1705. La città si prepara per la difesa. Si scopre l’identità dell’Assassino del Coltello (ovviamente non vi dirò chi sia, dovreste leggere il libro). Sembra che la fortuna di Laura sia sul punto di cambiare.  
―Epilogo = Giochi di spie e l’Ordine del Drago. 
Ovviamente non vi ho raccontato neanche la decima parte del libro, ma solo quello che importa per fare questa recensione. L’epoca in cui si svolge il romanzo, l’inizio del XVIII secolo, si può considerare un’epoca convulsa, il medioevo è lontano e anche il Rinascimento, è un secolo di guerre continue tra le diverse nazioni dell’Europa, sia per causa della religione che per causa della politica. E in questo libro c’entrano le due. Della causa religiosa viene raccontato nel prologo, con i valdesì perseguitati dal Re di Francia e dal Duca di Savoia, battezzati con la forza e ammazzati come animali. La politica, sempre la politica, è quella che vede contrapposte le due superpotenze dell’epoca, Francia e Austria, e i rispettivi alleati. La morte senza eredi del Re di Spagna sposta tutti gli equilibri dal momento che sia francesi che austriaci rivendicano il diritto a succedere a quel trono. Il Duca di Savoia sceglie di schierarsi contro il Re Sole per timore che la Lombardia passi dal controllo spagnolo a quello francese, facendolo trovare circondato sui due lati dal potente vicino.  
Sembra strano e anche confuso ma vi assicuro che Luca Buggio, nel suo libro, vi darà una spiegazione più chiara che quella che io vi fornisco. Perché se c’è una cosa che questo autore torinese fa in maniera magistrale è spiegare la storia, quella con la maiuscola e quella con la minuscola. 
Cosa è la storia minuscola? Quella che non viene mai spiegata in maniera certosina: la vita quotidiana, della gente comune come Laura, come Fioreste, Rosina e tutte le persone che vivono nel Borgo Dora o il Balòn.  
Nel romanzo ci sono molti dettagli su come avveniva la vita dell’epoca. Ad esempio, un viaggio in carrozza: 

I sedili di legno erano duri e scomodi, e ogni solco del terreno diventava un salto che costava una sculacciata e una botta alla schiena. Il freddo obbligava a tenere chiuse le tende incerate, rendendo l’aria irrespirabile per il sudore che impregnava gli abiti e i corpi. Inoltre i bagagli, caricati sulla parte posteriore del carro, sbattevano contro la sottile parete e le teste dei viaggiatori che sedevano nel verso della marcia (pagina 82). 

Immaginate viaggiare in queste condizione, sulle strade sterrate, con i briganti pronti ad assalire i viaggiatori! 

Uno dei passaggi più belli di questo romanzo, la descrizione di Borgo Dora mentre Laura cammina per acquistare il pane: 

(…) le voci che uscivano dalle botteghe le venivano incontro. Gente che comprava, gente che vendeva, che cercava una scusa per conversare, scherzare o corteggiare. Uno schiaffo e un urlo suggerirono che qualche servo di bottega aveva fatto perdere la pazienza al padrone. Tutte quelle voci e perfino l’urlo, e lo schiaffo, avevano un sapore di rassicurante normalità. (pagina 156). 

Sono poche parole ma quelle giuste affinché il lettore possa avere davanti ai suoi occhi una scena completa dove si può anche sentire l’odore del pane di recente sfornato che in breve avrà Laura tra sue mani. La vita in città e in campagna può sembrare diversa, specialmente in un’epoca come questa, invece man mano che continuiamo la lettura ci rendiamo conto di cos’hanno in comune cittadini e campagnoli: l’ignoranza e la superstizione.  
Nel romanzo di Luca Buggio possiamo distinguere diverse linee narrative: 
― quella di Laura e della sua famiglia di Laura, ma anche della vita quotidiana di cittadini normali.  
― quella di Gustìn e del suo padrone, di spie e di alleanze di cui un cortigiano si può vergognare, ma che sono necessarie ai suoi scopi. Qui si racconta la Storia con la S maiuscola, quella dei libri di storia, con i regnanti e i loro ministri e generali, ma anche quella non raccontata di spie e di alleanze segrete di cui un cortigiano come Gropello si vergogna, anche se sono necessarie per i suoi scopi. Sembrerebbe che tra le prime due linee narrative non ci sia un collegamento, se non quello degli eventi storici che riguardano tutti, dai nobili ai popolani. Laura e Gustìn non si incontrano… per il momento.  
― quella del mistero e delle cose che non si capiscono: le streghe e la Vipera, l’Uomo del Crocicchio, l’Ordine del Drago. Può darsi che siano cose vere, o che siano il frutto della fantasia di chi cerca di dare una spiegazione a omicidi così efferati che soltanto Satana o un suo discepolo potrebbero compiere. 
La maniera in cui Luca Buggio intreccia questi tre livelli di narrazione è geniale. Con discrezione, piano piano, il lettore segue le vite dei personaggi così da vicino che finisce per avere la sensazione di averli conosciuti per davvero. La precisione dei dettagli permette di entrare nei saloni della nobiltà sabauda, nelle abitazioni di Borgo Dora, nel sottosuolo di Torino, e si ha quasi la sensazione di esserci stati di persona.  
Perfino le vicende più strane e i personaggi più misteriosi, quasi evanescenti come Raffaele, sembrano credibili. Luca Buggio ha una prosa semplice ma non semplicistica, precisa ma non pesante, mostra molto e descrive poco, ma quel poco che descrive diventa reale quando si legge. Questa recensione, la mia recensione, è quella che è, il parere di una persona a cui piace leggere, e anche scrivere, e che non vuole raccontare tutte le emozioni che LA CITTÀ DELLE STREGHE ha messo nel suo spirito: altrimenti cosa rimarrebbe per voi?